C.E.L.T.E.M. & SHOW BUSINESS
Presentano
CASSINOARTE 2005
TEATRO ROMANO DI CASSINO 16 LUGLIO – 9 AGOSTO 2005
IL PROGRAMMA
16/7: RAFFAELE PAGANINI in “SIRTAKI – OMAGGIO A ZORBA IL GRECO”
ingresso ¤ 10 + prev.
20/7: LANDO BUZZANCA in “ DON GIOVANNI DI MOLIERE”
ingresso ¤ 12 + prev.
22/7 – PAOLA QUATTRINI in “OGGI E’ GIA’ DOMANI”
ingresso ¤ 10 + prev.
23/7 – PINO INSEGNO in “BUONASERA, BUONASERA!”
ingresso ¤ 15 + prev.
27/7: PAOLA GASSMAN in “ECUBA”
ingresso ¤ 10 + prev.
28/7: FRANCO NERI in “FRANCO, OH FRANCO”
ingresso ¤ 15 + prev.
29/7: GIORGIO ALBERTAZZI in “MEMORIE DI ADRIANO”
ingresso ¤ 10 + prev.
2/8: VINCENZO SALEMME in “RIDI CHE TI PASSA”
ingresso ¤ 22 + prev.
8/8 – ANDRE’ DE LA ROCHE in “DON CHISCIOTTE”
ingresso ¤ 10 + prev.
9/8: PEPPE BARRA in concerto
ingresso ¤ 10 + prev.
Fabrizio Tomasello
Cell: +39 335 8350811 / e-mail: fa.toma@libero.it
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Silvia Fontanarosa
Cell: +39 347 0892043 / e-mail: silvia.fontanarosa@libero.it
in
coreografie Luigi Martelletta
Compagnia Nazionale di Raffaele Paganini
16 luglio ore 21.00
Alle soglie del matrimonio, un uomo viene assalito dai dubbi e dai timori e imprevedibilmente si allontana dall'amata e dalla sua terra, la Grecia, per iniziare un viaggio attraverso il mondo e attraverso se stesso. Nei suoi vagabondaggi visiterà terre lontane, luoghi d’incantevole bellezza, città pittoresche; la diversità d’atmosfere culturali e di civiltà lo condurranno a vivere sconosciute esperienze di vita tra sogni, speranze, delusioni, dolore, nuovi e forti sentimenti d'amore e d’amicizia. Ma pian piano l'entusiasmo iniziale lascerà il posto alla solitudine nata dalla nostalgia del suo paese, delle sue origini, dalla donna che ha lasciato. Arricchito da ciò che ha vissuto, deciderà di riprendere il suo viaggio verso casa e il ritorno sarà coronato dalla consapevolezza che le radici di un uomo non possono essere strappate. Il Sirtaki rappresenta l'atto culminante ed emozionante di questa presa di coscienza e con questa danza l'uomo coinvolgerà idealmente chi lo circonda a condividere con lui le sue emozioni e le sue passioni.
Articolato in due momenti, lo spettacolo attraversa luoghi diversi, ma uniti da un significativo filo conduttore: la narrazione dei sentimenti e delle passioni umane attraverso la danza. La rappresentazione offre un dinamico equilibrio tra aspetti tradizionali e moderni, tra passato e presente, e toccando terre tra loro lontane, ne coglie le atmosfere, le peculiarità, i tratti caratteristici. Si parte con il fascino del tango, arricchito di particolari ed esclusive cadenze ritmiche, per approdare al sirtaki con la sua forza e vitalità musicale. Tra un momento artistico e l'altro si snoda un percorso nel quale sono proposti e valorizzati balli tradizionali, vivaci e nuove espressioni coreografiche, ritmi di diversa provenienza: il tutto in un mix di musiche, colori, atmosfere, suggestioni. Gli stili coreografici, apparentemente diversi gli uni dagli altri, costituiscono insieme un itinerario caratterizzato da dinamicità ed energia, dove è difficile sfuggire al coinvolgimento emozionale ed artistico.
Ingresso ¤ 10 + prev.
RAFFAELE PAGANINI
Inizia i suoi studi all’età di quattordici anni presso la Scuola di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma e dopo soli quattro anni entra a far parte del Corpo di Ballo dell'Ente in qualità di solista prima e di étoile attualmente. In questi anni diventa molto popolare in Italia anche grazie alle sue numerose apparizioni televisive in programmi di grande ascolto quali “Fantastico 2”, “Il cappello sulle ventitré”, “Al Paradise”, “Pronto chi gioca”, “Europa – Europa”.
Come étoile ospite balla con numerose compagnie quali: London Festival Ballet, Ballet Théâtre Français de Nancy, Opera di Zurigo, Ballet Concerto de Puerto Rico, Teatro alla Scala di Milano, Teatro di San Carlo di Napoli. Nella stagione 1995/96 è stato protagonista dei musical Un Americano a Parigi con Rossana Casale e, con l'Opera di Roma, di una creazione di Mauro Bigonzetti ispirata a Cenerentola. Nelle stagioni 1996/97 e 97/98 è protagonista del musical Cantando sotto la pioggia della Compagnia della Rancia con la regia di Saverio Marconi e nella stagione 1998/99 del musical Sette spose per sette fratelli, sempre con la regia di Saverio Marconi. Inoltre, nelle ultime stagioni estive, è stato impegnato nelle repliche del Don Chisciotte, e del balletto Zorba il greco con le coreografie di Lorca Massine su musiche di Teodorakis, che dal 1992 rappresenta in tutto il mondo. Per il Teatro dell'Opera di Roma, nel 1998, è protagonista de Il pipistrello di Strauss. Nel 2000 è in tournée con la seconda edizione di Sette spose per sette fratelli, con Momenti di Tango e Carmen con le coreografie di L. Martelletta e le musiche di Astor Piazzola. Sempre nel 2000 debutta come protagonista nel nuovo musical di Saverio Marconi Dance!, cui fa seguito l’interpretazione di Rodolfo Valentino e Giulietta e Romeo.
COMPAGNIA NAZIONALE RAFFAELE PAGANINI
“Ho iniziato gli studi di danza tardi, all’età di quattordici anni, e per questo ho fatto molti sacrifici per raggiungere il livello dei miei compagni di scuola; dopo il diploma di danzatore ho iniziato a far parte della Compagnia di Balletto del Teatro di Roma, diventandone primo ballerino e poi étoile, da allora ho iniziato un percorso come danzatore che mi ha dato l’opportunità di conoscere quasi tutti i teatri del mondo.
Ho ballato coreografie classiche, contemporanee, moderne e nel corso di questi anni ho maturato sempre più l’esigenza di costruire qualcosa di mio, che fosse in linea con il mio modo di vedere, con il mio modo di essere come danzatore e come uomo.
Negli ultimi anni sono stato partecipe e interprete delle più grandi produzioni italiane ed europee, senza mai esserne l’artefice, il produttore, il responsabile. Così è nata l’esigenza e il piacere di costruire un sogno, la Compagnia Nazionale di Raffaele Paganini, con la quale cercherò di mettere a frutto tutto il mio bagaglio artistico e di trasmettere ai giovani danzatori, tutte le esperienze raccolte in questi anni. Credo in questo progetto e farò di tutto affinché questa mia energia sia così trasparente e contagiosa da coinvolgere tutti gli artisti che avrò accanto ed il pubblico che verrà a vedermi.” Raffaele Paganini
in
versione di Fausto Costantini
20 luglio ore 21.00
Con
LANDO BUZZANCA
CRISTIANA LIONELLO
FABRIZIO BARBONE
E con (in ordine alfabetico):
Pierre Bresolin
Iaia Corcione
Carlo Ettorre
Antonio Fulfaro
Fulvia Lorenzetti
Nino Mallia
Andrea Pirolli
Sara Alzetta
Regia: Lando Buzzanca
Pantomima: Renato Greco
Musiche originali: Bruno Zambrini
Scena: Mario Amodio
Costumi: Santi Migneco
Luci: Franco A. Ferrari
Ingresso ¤ 12 + prev.
Le origini della leggenda di Don Giovanni sono anteriori al Medioevo e non collocabili nella sola cattolica Spagna - come spesso si conviene - visto che tutti i popoli e tutte le religioni hanno conosciuto la corsa sfrenata al piacere sensuale. Don Giovanni simboleggia l'uomo che rompe ogni freno morale e sociale per soddisfare, con il godimento immediato, il proprio egoismo. Spogliatasi del suo carattere primitivo, la leggenda si è localizzata a Siviglia, città tra le più voluttuose dell'antica Spagna.
Secondo una cronaca del sedicesimo secolo, Dom Iuan Tenorio, discendente di un'illustre famiglia, una notte uccise il Commendatore Ulloa Marchese di Calatrava, dopo avergli rapito la figlia. Il Marchese fu sepolto in un convento dove la famiglia possedeva una cappella. Si narra che i frati, per porre fine alle dissolutezze di Dom Iuan, lo avessero attratto nel convento e lo avessero fatto uccidere spargendo la voce che fosse venuto ad insultare il Commendatore nella sua tomba e che la statua lo avesse afferrato e trascinato all'inferno prima che un incendio distruggesse la cappella e la tomba stessa.
Molti scrittori s’ispirarono a questa leggenda privilegiando ora il godimento dell'eroe, tutto teso alla conquista della donna, ora la sua fine, con la punizione del cielo per tutti i suoi misfatti. Nelle diverse interpretazioni, Don Giovanni passa, dal seduttore spagnolo schiavo del proprio istinto (tipico delle prime letture), sempre impegnato a soddisfare i propri piaceri, ma sempre timorato di Dio, ad apostolo del diritto individuale (alla fine del sedicesimo secolo) contro i doveri della morale sociale ed umana, negando ogni divinità precostituita. In questo modo il personaggio, soprattutto nella lettura italiana e francese, prende sempre maggior rilievo, acquistando una crescente profondità psicologica.
IL DON GIOVANNI DI MOLIERE
Molière colloca la sua commedia nello scenario italiano e forse attinge proprio da vari frammenti per scrivere il Don Giovanni. Il carattere dell'opera è molto vario: ora commedia spigliata, dal tono leggero e galante, ora dramma umano dal tono solenne che sfiora quasi la tragedia. La satira del costume s'alterna ai più elevati problemi morali e la buffoneria della farsa si accosta al fantastico di un mistero sacro. Composta d’elementi così disparati, la commedia si distacca da ogni altra opera dell'autore francese, divenendo quasi la più shakespeariana delle sue commedie.
L'unità rigorosa che manca nella struttura, è invece evidente nel carattere del protagonista: prima soltanto libertino, frivolo e leggero, poi libero pensatore per giustificarsi dei comportamenti quando rompe con la famiglia, Dio e la società. Il Don Giovanni rivela così una mancanza totale di senso morale e tratta il dolore altrui con spietato cinismo, nel solo rispetto del proprio egoismo. E' la commedia dove l’unico sentimento riconosciuto è quello della realtà, spesso ipocrita come il protagonista, che dovendo raggiungere con la seduzione i suoi secondi fini, simula un sentimento che non prova. Elvira, Carlotta, Maturina e tutte le sue donne lo sanno bene, ma sono vittime della sua simpatia, della bellezza fisica, del coraggio, della generosità, dello spirito d'avventura.
Proprio questo carattere superbo, nei suoi chiaroscuri, nelle sue apparenti contraddizioni, fa del Don Giovanni una delle grandi figure del teatro di Molière, considerato che in nessun altro personaggio l'autore penetra così addentro alle più sottili pieghe dell'animo.
“Non è facile togliere da una bacheca antica di quattro secoli un mito come Don Giovanni, che da una tradizione sivigliana passa alla storia, al costume e alla letteratura universale attraverso la penna di Tirso de Molina (riuscendo ad interessare fra tanti persino Byron), e riempire i teatri di tutto il mondo nelle più svariate edizioni. Ebbene, abbiamo sentito la necessità di staccarci dallo stereotipo intellettuale, del quale manteniamo un rispetto assoluto, e ci siamo voluti addentrare nell'Uomo, nell’amoralità di un uomo, trattandolo come individuo qualunque, figlio di tutti i tempi e di tutte le età. Un prototipo, se volete, del maschio mediterraneo, ma non solo, del maschio toutcourt, se ci affacciamo nell'antropologia che lo vuole poligamo per garantirsi la discendenza. La morbosa attrazione per la trasgressione, per il gioco più disparato, per la bellezza e per l'Eros cui si abbandona sinceramente e devotamente, rendono Don Giovanni se non proprio innocente, sicuramente presunto tale. E' amorale, assolutamente mancante della consapevolezza dell'esistenza del Bene e del Male. Ed è proprio quest'uomo che abbiamo pensato di realizzare nella semplicità e nel rigore di un racconto popolare, nell'intento di proporlo culturalmente ad una platea più vasta possibile. Vi auguro buon divertimento.” Lando Buzzanca
PAOLA QUATTRINI
in
“Oggi è già domani” di Pietro Garinei
CASSINO
22 luglio ore 21.00
Una casalinga con un marito distratto e quasi sempre assente, e due figli egoisti che si ricordano di avere una madre soltanto quando hanno bisogno d’aiuto: quella di Dora sembrerebbe una esistenza grigia, ma non è così, perché Dora è una donna dotata di eccezionali risorse e riesce a vincere la solitudine sfogandosi con un amico che sa ascoltare: il muro della cucina. Al muro, Dora confida sogni, desideri e felici ricordi. Racconta gli accadimenti delle sue giornate ed alcuni divertenti incontri: con un’antipatica vicina di casa, una sorprendente compagna di scuola, un cane forzatamente vegetariano e con Pia, la sua unica amica femminista.
Se un muro potesse ridere e commuoversi, non c’è dubbio che il “suo” muro lo farebbe perché il monologo di Dora esprime tenerezza, fantasia ed un irresistibile umorismo.
Grazie a queste doti, Dora riesce ad evadere dalla prigione domestica, e non solo metaforicamente. Un giorno, infatti, ritrova tutto il suo coraggio, pianta la famiglia ingrata e si tuffa in una esotica avventura partendo per la Grecia insieme con l’amica Pia.
E non importa se anche l’amica si rivela un’egoista e la lascia sola per godersi un’avventuretta amorosa. Uno scoglio in riva al mare diventa il nuovo confidente di Dora. Allo scoglio, come prima al muro della cucina, Dora parla con la sincerità e la libertà di linguaggio, senza mai perdere la fiducia nella gente e nella vita.
Ed è così che riuscirà a trasformare il suo oggi in un bellissimo domani.
Nei panni di Dora, in questa esilarante commedia diretta da Pietro Garinei e adattata da Jaja Fiastri, troviamo una irresistibile Paola Quattrini capace di dare i suoi mille volti e le sue mille voci a questo personaggio.
Quando fu presentato a Londra al Duke of York’s, “Shirley Valantine” - questo il titolo originale della commedia scritta da Willy Russel - vinse il Laurence Olivier Award come Comedy of the Year, mentre al Booth Theatre di New York vinse il Tony Award.
Una commedia da non perdere che dimostra ancora una volta tutto il talento e la verve comica della Quattrini.
Ingresso ¤ 10 + prev.
PINO INSEGNO
in
“Buonasera, buonasera!” di Claudio e Pino Insegno
Con la partecipazione dei BARAONNA
Regia di CLAUDIO INSEGNO
CASSINO
23 luglio ore 21.00
"Buonasera, Buonasera!" è un musical-varietà disegnato su Pino Insegno, accompagnato sul palcoscenico da 26 cantanti-attori-ballerini dell'accademia Tuttinscena diretta da lui stesso e Claudio Insegno. Lo spettacolo racconta tutta l'energia espressiva assorbita dall'interprete nel corso degli anni, attraversando i musical, le barzellette, gli sketch e i balletti che fino ad ora hanno segnato i nostri tempi e la televisione. Le musiche dal vivo sono piacevolmente riadattate dai Baraonna e cavalcano la scena sussurrando i tormentoni della tv in bianco e nero, fino ad arrivare a colorare la serata.
Attraverso la recitazione di giovani talenti, Insegno ed il suo gruppo mettono in scena una divertente commedia che ha come obiettivo di mostrare al pubblico l´altra faccia del mondo dello spettacolo, in una sorta di "dietro le quinte" in cui gli attori faranno vivere i retroscena di uno show televisivo dei nostri giorni. Musica, ballo, recitazione sono gli ingredienti di uno spettacolo molto gradevole e con tante sorprese.
"Buonasera Buonasera!" è uno show teatrale, ma è anche una puntata di uno spettacolo televisivo degli anni '60-'70. Si viaggia, infatti, all'interno del tubo catodico per rivivere quei momenti che ci hanno fatto sognare, cantare e ridere. E' un tuffo nel passato per non dimenticare tutti i personaggi che hanno caratterizzato gli anni più importanti della televisione in bianco e nero. E' un gustosissimo minestrone di canzoni come "Zum, zum, zum", stacchetti musicali di famose pubblicità e monologhi dei più grandi comici dell'epoca. Si riassaporano i divertenti sketch di Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi, i gustosissimi monologhi di Walter Chiari e Aldo Fabrizi. Il tutto condito dalla presenza di 42 ragazzi della scuola di recitazione Tuttinscena, dalla magica voce di Donatella Pandimiglio, dai virtuosismi del famoso quartetto vocale Baraonna e dalle splendide note dell'orchestra diretta da Vito Caporali.
A servire il tutto sarà Pino Insegno.
Ingresso ¤ 15 + prev.
PAOLA GASSMAN
in
“Ecuba” di Euripide
Adattamento di Giovanni Anfuso
con la consulenza filologica di Antonio Cuddè
CASSINO
27 luglio ore 21.00
Con (in ordine alfabetico):
Agamennone: Giovanni Carta
Ancella: Maria Vignolo
Corifeo: Liliana Randi
Ecuba: Paola Gassman
Polidoro: Plinio Milazzo
Polimestore: Sebastiano Tringali
Polissena: Evelyn Famà
Taltibio: Franz Cantalupo
Ulisse: Sebastiano Tringali
Coro: Manuela Lomeo, Giovanna Mangiù
Regia: Giovanni Anfuso
Scene: Riccardo Perricone
Musiche: Sebastiano Piazzoli
Coreografie: Angela Arena
Light Designer: Riccardo Nicoloso
Ingresso: ¤ 10 + prev.
“E’ probabile che la guerra di Troia non sia mai avvenuta; teorie più recenti affermano come fosse in uso già presso le civiltà pre-elleniche tramandare storie relative a mitiche battaglie, e l’Iliade altro non è che la trascrizione di una battaglia conclusa grazie all’intervento di un furbo ufficiale, storia che già apparteneva alla tradizione orale.
Ma perché nell’immaginazione d’ogni individuo quest’evento, al di là della trovata di Odisseo, evoca dolori e catastrofi? Forse perché la Guerra di Troia, superando l’evento stesso, è diventata simbolo di dolore e strazio e proprio per questo simbolo e sinonimo di guerra. Dove per guerra non sì intende solo lo scontro tra due eserciti, ma un passaggio fondamentale della vita di un popolo, un evento che trasforma irrimediabilmente la vita di vinti e vincitori, consegnando agli uni il pianto per i propri morti e la corrosione di chi porta odio, agli altri un’esistenza inquieta e mai pacificata. Vinti e vincitori accomunati da un mai rassegnarsi e un mai perdonarsi, da tramandare da padre in figlio in un’interminabile catena di omicidi e tradimenti, così da eternare una guerra insensata, madre di tutti gli odi, genitrice di mostri sordi ai dolori ed alle suppliche, mai sazi del sangue versato. Una guerra che affonda le proprie radici dentro ogni animo umano. Ecco perché la guerra di Troia rappresenta la Guerra, proprio perché incarna l’essenza stessa del male e la sua immediata diffusione. Tutto questo è guerra, tutto questo è in Euripide.
“Chi crede di saper tutto della guerra – disse un giorno il prof. Pirandello ai suoi allievi - dovrebbe leggersi la Ecuba di Euripide. Imparerà qualcosa che lo dissuaderà dal fare guerra”! Ma “gli uomini non hanno memoria storica”, fece eco qualche decennio dopo un altro siciliano, Leonardo Sciascia. Tutto questo è in “Ecuba”, e anche più!
Perché questa, che è una delle ultime tragedie di Euripide, non è solo il dramma della moglie del Re di Troia, ma è la tragedia della Regina di un popolo vinto, di una madre alla quale hanno sterminato la famiglia, e le rovine di Troia, su cui la pieces si apre, sono le rovine della stessa Ecuba. Sbaglia chi crede di trovare in quest’ultimo Euripide una donna arresa perché vinta. Ecuba, che in certi tratti assomiglia a quelle madri dei tanti siciliani ammazzati nell’incredibile guerra per la difesa delle istituzioni, è una donna fedele al suo popolo, tanto più ora, nel momento della disfatta. Una donna regina che non cela il suo dolore di madre, piange la morte dei figli e soffre, ma affronta con l’arma della dignità Agamennone, generale delle forze armate avversarie, ed Odisseo, fido ufficiale, entrambi dal fare arrogante, piccoli e privi di dignità.
E’ una regina madre ed una madre regina, questa donna, che soffre per l’ingiusto trattamento che la sorte le ha riservato. Piena di pietas, con un forte senso della famiglia, Ecuba non conosce paura di fronte al nemico; ma come tutte le donne animate da una forte passione, in preda alla rabbia, trasforma il dolore in vendetta quando il tradimento arriva perpetrato dagli amici. Accecata dal dolore Ecuba acceca Polimèstore, un tempo amico di Troia (omicida di Polidoro, figlio di Ecuba). “Gli amici si conoscono nei guai: ce n’è fin troppi nella buona sorte”, dice questa regina vedova e orfana della sua prole. Non è un controsenso: per una regina madre di cosi tale dignità tutto è sopportabile, non il tradimento proveniente dagli amici.
Ed è proprio nel librarsi di questo dolore che la tragedia di Euripide assume una straordinaria contemporaneità, tanto da apparire scritta oggi e non migliaia di anni fa, in Sicilia e non in Grecia. Troia come la Sicilia, i loro morti come i nostri, le loro madri come le nostre. Tutto ciò conferisce a questa tragedia uno straordinario potere conturbante. C’è qui un genio solitario e tormentato, che nel mito non trova più se non pretesti d’uno scavo nel cuore umano: vi sono figure consacrate da una tradizione augusta in nuove venture, con un’impavida audacia ed un mordente che gli anni non hanno incrinato, che superstiti si aggirano come scheletri mai pacificati fra le macerie di luoghi ormai a stento riconoscibili, e lontano o vicino nel tempo ogni tanto ci sussurrano: Voi vivete male, Signori!”
Giovanni Anfuso
FRANCO NERI
in
28 luglio ore 21.00
E’ l’anno 2003 quello in cui, grazie alla partecipazione a diverse puntate di Zelig, Franco Neri raggiunge la popolarità televisiva. Con il suo spettacolo si ride di gusto delle manifestazioni più riconoscibili della cultura calabrese, senza mai cadere nella macchietta o arrendersi agli stereotipi. Spaziando tra i ricordi di quintali di peperoncini e melanzane sott’olio, di gite sulla spiaggia con anguria d’ordinanza e frigo vero portato da casa, lo spettacolo ripercorre situazioni e gesti in cui non si può fare a meno di riconoscersi.
Ingresso ¤ 15 + prev.
FRANCO NERI
Torinese doc, d'origine calabrese classe 1963, attore comico e cabarettista da sempre, Franco Neri inizia frequentando la scuola di recitazione e di teatro a cavallo degli anni 70/80 presso il Teatro Sperimentale di Grugliasco diretto da Marco Obby. Nel 1982 il suo primo spettacolo di cabaret "Professione Meridionale" è ovunque un successo. Nel 1983 prende parte al film "Il bar dello Sport" con Lino Banfi e Jerry Calà. L'anno successivo crea vari personaggi (il calabrese figo, il romano spaccone, il piemontese tifoso del Cosenza, il tossicodipendente da farina) che ottengono larghi consensi fra pubblico e addetti ai lavori. Nell'85 partecipa alla fortunata trasmissione "Drive In" su ItaliaUno, mentre nell'86/'87 è protagonista di "Sub Way" e "Tutti i Frutti" (Quarta Rete TV).
La carriera artistica di Franco Neri è una carrellata di successi.
Vincitore del Festival della comicità di Osili (SS) nel 1988, del Festival della risata di Viareggio nel 1990. Nel '95/96 prende parte a "Scherzi a Parte"; nel '97 è vincitore del Festival della risata, città di Biella; nel '98 partecipa alla trasmissione Comicissima '97; è protagonista in 10 puntate di "Cocos Locos" per il canale satellitare Happy Channel e ospite speciale per Natale '98. Nel '99 partecipa al programma di Rai Tre "Gnu" con la regia di Bruno Voglino; nello stesso vince il premio Sarchiapone dedicato a Walter Chiari. Prende parte al film "Tifosi" con Massimo Boldi (regia di Neri Parenti) ed al film "Terrarossa" (regia di Giorgio Molteni) nel ruolo di "Mastro Carmelo". Ritorna a Scherzi a Parte edizione 1999. Partecipa inoltre come ospite al programma "Questa Italia". Vincitore del Festival Bravo Grazie, premio "Petrolini" di Saint Vincent Edizione 1999. Nel mese di aprile 2000 ottiene una parte nel film "Questo non è il Paradiso" del regista Gianluca Lavarelli, e partecipa come ospite al "Maurizio Costanzo Show". Prende parte al film "Hermano" - con Rade Serbedzija, Paolo Villaggio ed Ignazio Oliva - per la regia di Giovanni Robbiano nel ruolo del "L'uomo delle carte". Intanto porta in tour lo spettacolo "Aranci Limoni e Mandarini" proponendo una carrellata di diversi personaggi del sud.
Nel 2003 nasce "Franco, oh Franco!" ovvero come vivere felici al nord mangiando pane e melanzane; un calabrese integrato al nord: vita, vicissitudini e folklore.
La presenza a "Zelig Circus" nel 2003 e nel 2004 rafforza la sua popolarità avvicinandolo ancora di più alla gente: egli continua a portare in tour il proprio spettacolo evidenziando quei risvolti della vita dove almeno una volta a tutti è successo qualcosa di simile.
PARTECIPAZIONI TELEVISIVE
1985: “DRIVE IN“ - Italia 1
1995: “SCHERZI A PARTE“ – Canale 5
1997: “COMICISSIMA“ – Happy Channel
1998: “COCOS LOCOS“ – Happy Channel
1999: “SCHERZI A PARTE“ - Canale 5
1999 - 2000: “MAURIZIO COSTANZO SHOW“ - Canale 5
2000: “SUGO DI FRUTTA“ – Italia 7
2002 e 2003: “ASSOLO“ - La 7
2003: “NOTTE MEDITERRANE” - Rai 2
2003: “UNA CITTA PER SOGNARE“ - Rai 2
2003: “PREMIO SAINT VINCENT PER LA FICTION TELE GROLLE 2003” - Rai 2
2003 e 2004: “LA FABBRICA DEL SORRISO” - Canale 5
2003-2004-2005: “ZELIG CIRCUS” - Italia 1 e Canale 5
2004: “IL TEO” – Canale 5
2005: “STRISCIA LA NOTIZIA” - Canale 5 (co-conduzione al fianco di Ezio Greggio)
ESPERIENZE CINEMATOGRAFICHE
1983: “AL BAR DELLO SPORT“ – regia Francesco Massaro
1999: “TIFOSI“ – regia Neri Parenti
1999: “TERRA ROSSA” – regia Giorgio Molteni
1999: “PIOVUTO DAL CIELO“ – regia Sanchez
1999: “QUESTO NON È IL PARADISO“ – regia Gianluca Tavarelli
2000: “HERMANO“ – regia Giovanni Robbiano
2001: “SANTA MARADONA“ – regia Marco Ponti
2002: “CUORI RUBATI“ – regia Giorgio Moteni
2002: “TERAPIA DI GRUPPO“ - regia Chiara Sani (vincitore del premio Nanni Loy)
2004: Protagonista del dvd “SI SENTE CA’ SONO CALABBRESE” - regia di Franco Diaferia, distribuito dalla Paramount
EDITORIA
2004: “FRANCO, OH FRANCO!” – Kowalsky Editore
2005: “TUTTO IL MONDO E’ PAESE…” – Kowalsky Editore
SPOT PUBBLICITARI: 2001 - "DESIDERI" - regia Gianni de Corral (spot contro la pena di morte)
PREMI E RICONOSCIMENTI
1990: "MASCHERA D'ORO" - festival della risata di Viareggio
1994: "FESTIVAL DELLA RISATA" - cittá di Biella
1999: "PREMIO SARCHIAPONE" - Cervia
1999: "PREMIO PETROLINI" - Sain Vincent
TEATRO: il 3 aprile 2004, al Mazda Palace di Torino, ha avuto inizio la tournè teatrale dello spettacolo “Franco, oh Franco!”, tuttora itinerante.
GIORGIO ALBERTAZZI
in
“Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar
riduzione di Jean Launay
CASSINO
29 luglio ore 21.00
Teatro Romano
Regia: Maurizio Scaparro
Coreografie: Eric Vu An
“Mai come oggi – ha detto Scaparro - questo spettacolo e questo testo mi sembrano attuali. In un mondo dove i fondamentalismi e l’ignoranza seminano morte e distruzione, in un mondo che sembra lentamente sfaldarsi sotto i colpi dell’intolleranza, della guerra, dell’egoismo, degli interessi mercantili, le parole di Adriano assumono un significato nuovo, profondo, che aiuta a riflettere sul nostro momento storico indicandoci, forse, uno spiraglio di speranza: non tutti i nostri libri periranno; si restaureranno le nostre statue infrante...e se i Barbari s’impadroniranno mai dell’impero del mondo, saranno costretti ad adottare molti nostri metodi; e finiranno per rassomigliarci”.
GENESI DEL TESTO
Concepito tra il 1924 e il 1929, quando Marguerite Yourcenar aveva tra i 20 e i 25 anni, il romanzo “Memorie di Adriano” giunge alla sua forma definitiva solo nel 1951. È una lunga lettera dell’imperatore che “incomincia a scorgere il profilo della morte”, un testamento spirituale e un’autobiografia per il diciassettenne Marco Aurelio che Adriano ha scelto per succedergli nell’impero del mondo. “Poco a poco, questa lettera cominciata per informarti dei progressi del mio male, è diventata lo sfogo di un uomo che non ha più l’energia necessaria per applicarsi a lungo agli affari di stato; la meditazione d’un malato che dà udienza ai ricordi. Ora…ho concepito il progetto di raccontarti la mia vita”.
LO SPETTACOLO
Quando nel 1989 Maurizio Scaparro concepì il progetto di mettere in scena per il Teatro di Roma Memorie di Adriano, apparve subito chiaro che lo spettacolo avrebbe rispettato la forma del monologo, che avrebbe vissuto a Tivoli a Villa Adriana e che Giorgio Albertazzi sarebbe stato Adriano. Memorie di Adriano debuttò il 31 luglio dell’89 in due spazi (le Grandi Terme e il Canopo) e non si esaurì nelle affollatissime repliche di quella stagione, dimostrò di avere una vita propria che si rinnovava ogni volta, sul palcoscenico vuoto dell’Argentina (1990) a Ostia Antica (1997) e poi in tanti teatri italiani e in Spagna, a Merida e di nuovo, dalla stagione 2001, a Tivoli, per tornare ad Atene nel 2003.
GIORGIO ALBERTAZZI PARLA DELLO SPETTACOLO
“Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar è diventato, nel corso di quindici anni, uno spettacolo culto perché c’è intorno a questa messa in scena un alone di curiosità che si rinnova continuamente. Questo è il culto, quando diventa qualcosa che vale indipendentemente dal tempo, dal fatto che si sia visto. Estrapolare il segreto di questo successo è difficile, ma sicuramente si può dire che è uno spettacolo molto curato, nonostante la sua immensa leggerezza. Il regista Maurizio Scaparro sostiene che questo spettacolo non sia teatro, bensì una performance imperfetta da un punto di vista tecnico, ma molto ispirata da tutti gli interpreti. A sostenerla c’è il capolavoro del testo della Yourcenar, in cui Adriano è una presenza medianica; in realtà non si sa chi fosse realmente Adriano. Forse è più vero questo Adriano di quello esistito.
Non è un teatro consueto, é un sogno, un genere di presenza scenica che va sempre più delineandosi; ogni attore si responsabilizza sempre più, diventa autore di quello che fa.
Albertazzi parla di se stesso e nello stesso tempo parla di Adriano dandoci l’impressione che ci riguardi, che parli anche di noi. Il testo parla della morte e quindi riguarda tutte le persone in platea, in quanto tutti siamo destinati a morire. Però, parlando della morte, evoca uno straordinario amore per la vita e per la bellezza; ci riguarda questo argomento ma a livelli alti, nel profondo più intimo. Spettacolo ricco, in cui uso la musica, canto, non recito. Parlo con i versi e questo direi che è inimitabile, non ci sono tanti artisti in Italia che sanno fare questo, in Inghilterra è già più usuale. I segreti della riuscita di uno spettacolo possono essere moltissimi, certo è che questo trasmette poesia ed evocazione.”
Ingresso ¤ 10 + prev.
GIORGIO ALBERTAZZI
Senza peccare d’immodestia, si può definire Giorgio Albertazzi il più grande attore vivente nel panorama teatrale nazionale e non solo (memorabile il suo Amleto, regia di Franco Zeffirelli, nel 1964: vincitore del Challange al Thèatre de Nation a Parigi e in cartellone all’Old Vic di Londra con ben 21 repliche).
Personalità eclettica e dalle mille sfaccettature, Albertazzi è architetto, attore, regista, autore ed anche fotografo. Dal 2002 è direttore del Teatro di Roma.
Toscano (nato a Fiesole), debutta con Luchino Visconti al Maggio Musicale Fiorentino in Troilo e Cressida di Shakespeare. Fonda e dirige nel 1956 la Compagnia Proclemer-Albertazzi. Presenta e fa conoscere Vittorio Alfieri per la prima volta in Unione Sovietica, attraverso il suo Agamennone (1967) per la regia di Davide Montemurri.
E’ interprete di Sartre (I sequestrati di Altona, del quale è anche regista), Camus, Faulkner (Requiem per una monaca per la regia del grande Orazio Costa), D’Annunzio de Il fu Mattia Pascal e di Enrico IV di Luigi Pirandello (Premio Curcio 1982), di Re Nicolò di Wedekind (Premio Ubu), di Riccardo III di Shakespeare, de La lezione di Ionesco.
Dirige e interpreta per la Rai-Tv, adattandone i testi, L’idiota di Dostoevskij (1959), Il dottor Jekyll e Mister Hyde e George Sand: interpretazioni-mito che segnano la storia della televisione.
E’ protagonista del film di Alain Resnais L’anno scorso a Marienbad, premiato nel 1961 con il Leone d’Oro alla XXII Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Per il cinema scrive e dirige Gradiva, tratto da un saggio di Freud che vince un premio al Festival del Cinema di Locarno (1974) e più tardi, Il potere degli angeli (1989). Sempre per il cinema, ha interpretato nel 2002 L’avvocato De Gregorio, per la regia di Pasquale Squitieri. Lavora, tra gli altri, con Losey, al quale lo lega un rapporto di stima e d’amicizia.
E’ autore di vari testi teatrali, tra i quali Pilato sempre, Uomo e sottosuolo, Il silenzio delle sirene, Dannunziana, Il castello illuminato (tratto da Voltaire), Tragoedia. Ha pubblicato un libro autobiografico, edito dalla Rizzoli, dal titolo Un perdente successo (1988).
Nell’estate 1989 interpreta, nella splendida cornice di Villa Adriana a Tivoli, Memorie di Adriano, regia di Maurizio Scaparro, tratto dall’omonimo romanzo di M. Yourcenar. Lo spettacolo riscuote un successo unanime di critica e pubblico, in Italia e all’estero.
Scrive e interpreta monologhi e one-man show. Crede nel cantare versi e incide dischi storici, come quello con Gerard Philippe e con Pablo Neruda. Eliot gli scrive, a proposito dell’incisione de La terra desolata, che “…nessun attore in Inghilterra sarebbe stato capace di fare meglio”.
Dal 1995 direttore artistico di TaoArte per la sezione Teatro, il Festival di Taormina, vi porta nel ‘97 l’inedito testo di Dario Fo, Il diavolo con le zinne, che interpreta con Franca Rame. Il sodalizio Fo-Rame-Albertazzi sorprende il mondo dello spettacolo e politico. Ha scritto un noto critico: “Albertazzi si è avvicinato a Fo anticipando quell’ondata di riconoscimenti, talvolta tardivi, che arrivano a Fo sulla scia del Nobel”.
Nel marzo 1998 debutta all’Eliseo di Roma con Casanova (Casanova Comedien) diretto da Maurizio Scaparro. Nel luglio 1999 debutta al Teatro Antico di Taormina con Irene Papas nell’Edipo Re di Sofocle (regia di Andrea di Bari). Indossa i panni di Mefistofele nell’Urfaust di W. Goethe, ancora per la regia di Maurizio Scaparro. Apre l’edizione di TaoArte 2000 con Lezioni Americane di Calvino, che debutta in prima mondiale a Parigi presso il Theatre des Italiens. Nell’estate 2000 adatta, interpreta e dirige Il mercante di Venezia al Festival Shakesperiano di Verona di cui inaugura l’edizione 2001 con Falstaff e le allegre comari di Windsor, spettacolo diretto da Gigi Proietti.
Nel 2002 è nominato direttore del Teatro di Roma. Il primo spettacolo che propone in questa nuova veste è Giulio Cesare di Shakespeare per Giorgio Albertazzi, che interpreta per la regia di Antonio Calenda. Lo spettacolo debutta in estate al Colosseo. Nel 2003 è protagonista, al Teatro Argentina, de Il mondo di Mr Peters, ultimo testo di Arthur Miller per la prima volta rappresentato in Italia (regia Enrico Maria La Manna). Memorabili le sue “letture” dantesche, che hanno raggiunto l’apice con l’evento dello scorso primo luglio a Bologna, quando Albertazzi ha letto Dante dalla Torre degli Asinelli, 22 anni dopo Carmelo Bene, con un pubblico di oltre ventimila persone. Nell’aprile di quest’anno ha interpretato il protagonista del Quando si è qualcuno, testo pirallendiano messo in scena una sola volta, 70 anni fa, dall’autore stesso. Lo spettacolo, con la regia di Massimo Castri, sarà ripreso durante la prossima stagione. Tra i prossimi impegni l’inaugurazione della stagione del Teatro Nazionale di Praga con una ripresa delle Memorie di Adriano.
VINCENZO SALEMME
in
“Ridi che ti passa”
CASSINO
2 agosto ore 21.00
Teatro Romano
“Da qualche anno a questa parte ho preso l'abitudine di presentarmi al pubblico con una formula di spettacolo molto diversa da quella che solitamente organizzo per le stagioni invernali. Questo perché tra la stagione estiva e quella classica, che va da ottobre a maggio dell'anno successivo, c'è molta differenza. Differenza nei luoghi preposti alla rappresentazione, innanzitutto. Una cosa è il teatro chiuso, con una capienza che arriva intorno ai mille posti, altra cosa sono i teatri organizzati per le rappresentazioni estive: ampi spazi, capienza che arriva a volte anche a cifre inimmaginabili per la prosa (personalmente ho recitato anche davanti a 5000 spettatori!). E differenza anche nel tipo di spettatore che s’incontra nei due diversi periodi. Quello invernale è uno spettatore perlopiù abituato ad andare a teatro, mentre lo spettatore estivo è un occasionale, sceglie cioè uno spettacolo per ragioni episodiche: rivedere il proprio beniamino, farsi due risate, passare una serata con gli amici eccetera. Ecco, queste considerazioni mi hanno spinto ad inventare delle rappresentazioni che potessero soddisfare questo tipo di persone, quelle che vengono a teatro solo d'estate. E ho immaginato di fare a pezzi il mio teatro (il titolo del mio primo esperimento in questa direzione era proprio "Faccio a pezzi il teatro"). Ho provato, con successo finora, ad estrapolare i brani più comici delle mie commedie dalle commedie stesse. Ho eliminato in pratica la struttura drammaturgica, il racconto, tutta la parte cioè che ha bisogno di un'attenzione maggiore da parte del pubblico; attenzione difficile da catturare quando si lavora in spazi all'aperto dove le distrazioni sono innumerevoli. Ecco quindi
"Ridi che ti passa!", non più un mix dei miei brani più comici, ma stavolta addirittura un mix dei miei personaggi più divertenti in un susseguirsi di gag tipiche del varietà come nella migliore tradizione dell'avanspettacolo napoletano. Buon divertimento!”
Vincenzo Salemme
Ingresso ¤ 22 + prev.
Il BALLETTO DI ROMA
e ANDRE’ DE LA ROCHE
in
“DON CHISCIOTTE
Ovvero Storia del Cavaliere della Fantasia”
CASSINO
8 agosto ore 21.00
Liberamente tratto dal romanzo omonimo di Miguel de Cervantes
Con Andrè De La Roche e il Balletto di Roma
Direzione artistica: Franca Bartolomei o Cristina Bozzolini
Coreografia e Soggetto: Milena Zullo
Collaborazione al progetto drammaturgico: Silvia Poletti
Musiche: Antonio Vivaldi - Musiche originali Marco Schiavoni
Maître de ballet e assistente alle coreografie: Stefania Di Cosmo
Scene:
Fabiana Yvonne Lugli - Stefano Silvia
Costumi: Silvia Califano
Disegno Luci: Carlo Cerri
Don Chisciotte non è quel personaggio grottesco che la tradizione del balletto classico ci ha raccontato; egli è il Cavaliere della Fantasia e al termine della lettura tra i molti sorrisi, un uomo-bambino a 360°, un poeta del vivere. Simbolo di un pensiero e di un agire che la virilità stenta a recuperare, seppure nocciolo di un frutto più o meno maturo. Don Chisciotte compare nelle pagine del romanzo già adulto, un uomo a metà del percorso; egli è imbevuto di racconti cavallereschi e folgorato dall'idea di vivere e percorrere il mondo galoppando su quei valori, per celebrarli, per celebrarsi, ma ancor più per celebrare Dulcinea, dama tra le dame, costruzione ideale di una femminilità da proteggere ed innalzare. I grandi valori del mondo cavalleresco vengono a contatto con la realtà degenerata del tempo in cui egli vive e le tinte assumono i colori della fragilità umana. Il racconto del mito è un racconto orizzontale, è un viaggio di fantasia; non cresce Don Chisciotte, non diviene, egli è già! Unicamente veste la realtà con i suoi panni e con la forza del suo pensiero immaginifico la trasforma. Sancio, uomo semplice e concreto più di ogni altro è reale e, nella concretezza del suo agire, abbracciando quel mondo di fantasie e di aneliti, finisce per essere l'alter ego del nostro Cavaliere.
Forte nell'opera di Cervantes il contrasto tra la prima e la seconda parte. Un contrasto che non è mai di Don Chisciotte, ma della realtà che non si piega e che ormai, conoscendo il personaggio, non si stupisce, non si ferma di fronte a cotanta forza immaginifica, anzi nel difendersi la deride. Il popolino mette al centro delle proprie risa il nostro cavaliere, si pente a tratti, lo coinvolge nel gioco popolare. Don Chisciotte, folle per gli altri, ebbro di fantasia, lo renderà sempre più umano, sempre meno maschera grottesca. Come egli cede, gli altri gli corrono in soccorso a loro modo, con superficialità, e Sancio, volendolo "contento", finisce per fornirgli una finta Dulcinea, ma con tale gesto lo tradisce.
E’ così che muore Don Chisciotte, si spegne di dolore. Così si accende il mito: Don Chisciotte tra tutti Cavaliere della Fantasia.
Ingresso ¤ 10 + prev.
PEPPE BARRA
in concerto
CASSINO
9 agosto ore 21.00
Formazione:
Lino Cannavacciuolo: violino
Luca Urciuolo: fisarmonica e tastiere
Paolo Del Vecchio: chitarre
Sasà Pelosi: basso acustico
Ivan Lacagnina: percussioni
Il suo concerto è un arazzo iridescente e complesso, una tessitura di fili melodici ed emotivi che sanno parlare del presente e della memoria con grande naturalezza.
Il viaggio nel tempo e nei suoni di Peppe unisce tammurriate e opere buffe, favole tratte da Basile e filastrocche popolari, barcarole procidane e storie di viandanti e re.
Percorso che traccia le linee fondamentali della tradizione etnico musicale del sud Italia ed in particolare quella partenopea.
La forza della parola, gli accenti sospesi del suo dialetto diventano la viva e palpitante materia sonora con cui modellare i colori e le forme delle proprie esperienze, passando dalla tragedia all’ironia in un istante con un gesto, un’occhiata, un cambiar tono di voce.
Portavoce di un linguaggio universale in cui istinto e ragione sfuggono alla fragilità di un complicato equilibrio. Pezzi arcinoti, attraverso la sua rivisitazione, acquistano una nuova verginità, una lettura inedita e sorprendente.
Ritualità ed occhi aperti sul futuro, devozione per le tradizioni popolari sono al centro del suo spettacolo nel cui finale esplode una febbre quasi primitiva e dionisiaca: la voce e le nacchere di Peppe fanno irrompere l’immagine prepotente ed orgiastica di una napoletanità sconosciuta e sofferta.
Quando lo spettacolo termina, sembra che continui dentro di noi.
Ingresso ¤ 10 + prev.