TERMINE DELLA MISSIONE A KABUL
Siamo giunti al capolinea. La nostra missione a kabul sta per giungere al termine. Si potrebbero dire tante cose, direi tante cose retoriche, le solite frasi che si dicono quando ci si deve congedare da qualcosa o da qualcuno, ma trovare le parole giuste per esprimere un vissuto così intenso non è facile. Si torna in Italia, si torna nel nostro Paese, si ritroveranno le persone che amiamo, gli amici, i colleghi, le nostre città, le luci, gli sguardi, i sorrisi della gente, la nostra lingua, la nostra casa.
Stiamo lasciando l’Afghanistan, il paese che ci ha visto protagonisti, insieme al popolo afghano, per 7 lunghi mesi, dall’estate all’inverno, passando da altissime temperature estive alla neve di questi giorni. Come dimenticare il primo giorno a Kabul e i primi periodi di ambientamento nelle strade, i primi consigli su come affrontare una missione come quella in Afghanistan e poi passo dopo passo i giorni sono passati, i movimenti, le attività, le azioni sono entrate in ognuno di noi, abituando noi stessi a qualsiasi stress e ai rischi che si corrono in un Paese appena uscito da una dittatura tragica come quella del Taliban.
Abbiamo dato al popolo afghano quello che sentivamo dentro, non solo sicurezza ad un’area molto complessa ma anche il sorriso e una mano dell’uomo in divisa venuto per portare una parte di se identificandosi con le tragedie di questo popolo.
Gli uomini che ho conosciuto hanno operato così e non è retorica. La volontà di ognuno di noi è stata lasciare un segno, un solco permanente nei cuori della gente, delle giovani generazioni che con l’anima colma di speranza si apprestano ad affrontare una vita difficile. Non dimenticherò mai questi poveri bambini che ci accoglievano sorridenti al grido di “awariù!!!” e la loro paura nel farsi avvicinare perché impauriti, ma che si scioglievano subito dopo con grandi sorrisi e divertente curiosità. Tutto indimenticabile.
È inutile nascondere che questi sette mesi sono stati duri ma il ricordo colmo fatto dei colori della gente rimarrà indelebile.
Non si dimenticano tutti gli amici trovati qui, il rapporto con questi ragazzi fantastici non si esaurirà con semplici e sempre più rare telefonate o fredde e-mail, perché questa parte di vita trascorsa insieme accomuna uomini dotati di passioni e sentimenti e nulla potrà affievolirne il ricordo.
Ringrazio Dio che mi ha aiutato e protetto e ha dato luce ai miei ochi per farmi vedere quello che potevo solo immaginare sostenendomi anche nei momenti più difficili e delicati.
Ba amaam-e Khodaa…Baale ba amaan-e Khodaa…Che Dio vi protegga…
Edoardo Colavecchi