CARTOLINA DAL KOSOVO
Il Maggiore Paolo FRANCIOSA alla fine della sua undicesima missione
Bjelo Polje 11 aprile 2009
Nato a Napoli il 30/04/1966, da Vitale, Ufficiale dell’Esercito in pensione, e da Assunta, casalinga, ai quali è legato da particolare e indissolubile affetto, il Maggiore Paolo Franciosa risiede da circa 15 anni in Piedimonte San Germano, 6 km. a Nord di Cassino in provincia di FROSINONE.
Coniugato con la Signora Adriana, impiegata part-time e “Piedimontana doc”, ha due bambini, Riccardo di 9 anni e Miriana di 5.
Da quando si è arruolato ha sempre prestato servizio operativo in Fanteria, specialità “Granatieri di Sardegna”, e da questa sua particolarità ha origine il suo straordinario stato di servizio.
Il Maggiore Franciosa, peraltro laureato in Filosofia, difatti, vanta una lista di missioni effettuate oltremare che riporta ben undici periodi di intensa attività effettuati nei più diversi angoli del mondo, dalle sabbie africane alle nevi balcaniche, dalle montagne afghane alle pianure macedoni.
Tutto ha inizio nel 1993 quando l’allora Tenente Franciosa viene distaccato con il suo Plotone Fucilieri della Compagnia/2° Reggimento “Granatieri” nel nord della Somalia a circa 200 km. dalla sua base operativa (Jowhar), dove si trova da subito coinvolto nei vari scontri tra clan somali rivali mentre compie le sue attività di “peace keeper” nell’ambito del Circuito Operativo Umanitario (COU).
La sua professionalità ed uno spiccato buonsenso gli permettono di ottemperare ai compiti assegnati all’unità alle sue dipendenze, risolvendo situazioni ad altissima tensione in cui i miliziani somali ricorrevano sovente all’uso delle armi, pur salvaguardando l’incolumità degli uomini posti sotto la sua responsabilità.
Nel 1994, continua in Somalia la sua missione con un nuovo mandato, in qualità di Comandante delle scorte ai convogli umanitari, che dal porto di Mogadiscio lo portano ad attraversare costantemente in lungo e largo tutta la Somalia, raggiungendo anche le più ostili regioni interne. Nel 1997 è in Bosnia-Herzegovina, nella Sarajevo distrutta dalla guerra, dove presta la sua opera di quale Ufficiale addetto alla Situazione Operativa del Comando della Brigata Multinazionale Nord.
Nel febbraio 1999 è in Macedonia in attesa di fare ingresso in Kosovo, nel quale fa ingresso nel luglio dello stesso anno inquadrato nel Comando della mitica Brigata “Garibaldi”. In Kosovo ci ritorna come Comandante nel 2000 e nel 2001 quale Capo J.I.C., Importante risulta il suo ruolo proprio nel 2000, allorquando è chiamato a schierarsi ed operare sugli aspri passi di montagna di Kulina e Kouciste con la sua 19^ Compagnia Fucilieri C/C “Tobruk”.
Nuovamente in Macedonia nel 2004, non più come Comandante di uomini ma come Capo del settore operativo presso il Quartier Generale della NATO distanza a Skopje.
Nel 2006 e 2007 è in Afghanistan (Kabul), in qualità di Capo della Sicurezza presso il Comando del Contingente Italiano, dove, peraltro, vive l’infausto e indimenticabile evento dell’attacco con ordigni esplosivi perpetrato contro gli Alpini del 2° reggimento.
Ed arriviamo ai giorni nostri dove incontriamo il Maggiore Paolo Franciosa, nella base di Villaggio Italia, sede della Multinational Task Force West (MNTF-W), grande Unità multinazionale a comando italiano, facente parte del contingente della NATO in Kosovo (KFOR). Sul Maggiore Franciosa ricade la responsabilità di una sensibilissima e importante area funzionale.
Maggiore Franciosa, cosa l’ha più colpita nel corso delle sue numerose missioni nelle aree di crisi internazionali?
“La consapevolezza degli aiuti che si riesce a fornire ogni volta alle martoriate popolazioni coinvolte nei differenti conflitti. Aiuti che investono ormai non soltanto la sfera umanitaria, ma comprende anche tutti i settori del sociale, unitamente all’esperienza di vedere nazioni, o quello che resta di loro, capaci di sopravvivere senza quella complessiva abbondanza ed, a volte eccessivo sperpero, che contraddistingue ormai il nostro quotidiano modo di vivere.”
Come si è evoluto il nostro Esercito in questi anni che ne hanno visto l’impegno costante praticamente in tutto il mondo?
“Ho avuto la fortuna di nascere quale Ufficiale del vecchio Esercito Italiano, a me caro, organizzato a difendere il territorio nazionale dalle possibili minacce provenienti dall’ex patto di Varsavia. Poi ho vissuto il momento della transizione della Forza Armata da imponente organizzazione stanziale devoluta fondamentalmente, alla difesa dei confini nazionali, ad uno strumento flessibile, professionalizzato ed altamente operativo capace di essere proiettato ovunque nel mondo con margini temporali ristretti. Sono stati anni difficili, perché abbiamo fatto grandi sacrifici per crescere e migliorare, giorno dopo giorno sul campo, la nostra struttura in ogni settore partendo dalle capacità di Comando e Controllo per seguire alla componente operativa terrestre e aerea, logistica e quella relativa agli aspetti di carattere generale.
Il mio giudizio, pertanto, di “Papà Esercito” non può dunque, che essere assolutamente positivo.”
Come è stata, nel corso delle sue missioni, la collaborazione tra le nostre Unità e quelle appartenenti ad altre Nazioni?
“Direi ottima, pur necessitando ogni volta di un complessivo continuo coordinamento, dovuto spesso alla tipologia delle attività da porre in essere, dal Teatro Operativo in cui si andava ad operare ed a taluni restrizioni di carattere nazionale.
Alcune problematiche di natura tecnico-tattica, devoluti a noi militari, cerchiamo di risolverle praticamente, ma altre più complesse, diciamo di carattere politico, richiedono il conseguente necessario impegno della diplomazia internazionale”.
Come vivono i suoi familiari queste sue lunghe assenze?
La mia capacità di operare con la giusta serenità e dedizione è strettamente legata all’aiuto, la comprensione e le motivazioni che provengono da mia moglie Adriana, che è una compagna eccezionale !
“Adriana apprezza il mio lavoro e crede fortemente in quello che faccio, e io non posso fare altro che ringraziarla per tutto quello che fa quando non ci sono, anche perché è altrettanto difficile la sua missione a casa. I miei figli Riccardo e Miriana soffrono ovviamente la lontananza ma sono molto vicini con le loro allegre telefonate, anche se cerchiamo di fargli comprendere che in questo sacrificio devono vedere i valori dell’aiuto verso chi non ha avuto nulla dalla vita e l’importanza della vera solidarietà. Un grande supporto viene anche dai miei suoceri, Pino e Cristina. Sono due persone a me care e il loro appoggio è altresì assolutamente importante”.
Ha un messaggio per i suoi concittadini?
“Come Le ho detto, sono napoletano 101% però, anche se è difficile a credersi, mi sento assolutamente legato spirito e corpo alla bella cittadina di Piedimonte San Germano, dove ormai risiedo da tempo e mi sento sinceramente a casa. Infatti, nonostante con il passare degli anni mi si sono presentate opportunità di carriera tale da imporre un trasferimento, abbiamo deciso con mia moglie che era impossibile lasciare questo bellissimo posto di cui siamo innamorati, e qualsiasi sacrificio per restare non sarebbe stato vano. E comunque voglio aggiungere che, l’area del Cassinate nel suo complesso presenta una moltitudine di posti e cittadine stupende in cui ho trovato, come vera rarità, un habitat a dimensione d’uomo, tradizione, valori, cultura e benessere, che si fondono in un piacevole coctail, il quale trova la sua identità in una straordinaria cornice ambientale che ho trovato in pochissimi altri posti in Italia. Cosa dire di più. Mi trovo molto bene e la famiglia vive un contesto sociale armonioso e privo di particolari turbative”. Grazie !
Il Maggiore FRANCIOSA Dott. Paolo, è stato nominato con Decreto del Presidente della Repubblica 27.12.2008, Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.