Da Francesco di Bergamo riceviamo e pubblichiamo "Perché dobbiamo dire no alla guerra
Sono molte le ragioni che permettono a cittadini appartenenti a identità
diverse dal punto di vista culturale, e sociale di esprimere ugualmente alla
condanna alla possibilità di una guerra preventiva contro Iraq. Possono in
un unica possibilità in grado di formare tra protesta e proposta, che non c'
è pace senza giustizia e dell'inutilità della violenza per risolvere i
conflitti. Alcune considerazioni per dare motivazione ad un No alla guerra
che vuole proporsi anche come Si alla giustizia, alla pace, alla speranza in
un mondo migliore. Una delle prime vittime delle guerre è sempre stata la
verità, perché hanno sempre messo in atto ogni mezzo per nasconderla, e il
primo vincitore è un certo profitto che calpesta dignità, diritti, speranza
di pace, quel profitto  che indica non solo la volontà di controllare le
ricchezze naturali,petrolio, materie prime, ma anche il fatto che i veri
motivi di quasi tutti i conflitti internazionali sono di interessi economici
cosi potenti da inquinare la vita politica che è quella chiamata a decidere
per risolvere i conflitti internazionali.No alla guerra non esprime solo il
desiderio che l'Italia resti fuori dalla guerra, il primo No è alla guerra
in quanto tale. Cari cittadini dobbiamo essere convinti che il domani è
scritto nell'oggi e che il futuro sarà ad immagine del metodo e delle
pratiche seguite per costruirlo. Alcune dure lezioni sull'inutilità e dei
costi umani della guerra le abbiamo già ricevute dalla storia. Senza
dimenticare che conflitti, odio e disuguaglianze escono rafforzati, dai
conflitti armati, creando ulteriori e future insicurezze e instabilità. Le
soluzioni vanno trovate con la politica, con l'intelligenza e la ragione.
Per questo non si vuole fare sconti a dittatori e terroristi o alla
violenza, da qualunque parte questa arrivi. Ciò dobbiamo essere convinti,
che occorre il coraggio del ragionare, del capire, e nel intervenire con
intelligenza per evitare le tentazioni di scorciatoie.La guerra, che dopo l'
ultimo conflitto mondiale è stata formalmente vietata dalla carta delle
Nazioni Unite è  ripudiata, anche da molte costituzioni nazionali, compresa
quella Italiana.Non mancano quanti tentano con linguaggi e motivazioni
spesso infondate, ma tese a seminare confusione,per giustificare la
necessità di un intervento militare. Nessuna acrobazia linguistica può
trasformare uno strumento di morte come la guerra, in un operazione di pace
e di vita. I conflitti  le guerre si possono prevenire, intervenire alla
radice che li genera, che li alimenta, la disperazione, la fame, le
disuguaglianze, le ingiustizie sociali, intervenire politicamente su tali
questioni, vuol dire che non c'è pace senza giustizia. Significa che
intervenire politicamente sulle condizioni di sfruttamento non contribuisce
solo a realizzare maggiore equità e giustizia, ma anche strumento efficace
per sconfiggere qualsiasi forma di terrorismo.Una pace stabile esige  una
politica realistica, dialogo, e capacità di aggredire le cause sociali di
sfruttamento, miseria e disuguaglianze internazionali per fare della
giustizia la premessa di ogni convivere disteso e sereno. Una cosa
fondamentale da fare spostare di più la nostra attenzione  ai bisogni delle
persone. Significa creare le condizioni perché non si realizzi tanto e solo
l'equilibrio tra i governi, ma una vera tutela dei diritti fondamentali di
ogni cittadino del mondo. Visto questa bella fioritura di bandiere della
Pece colorate in tutta Italia, utilizziamolo al meglio questo meraviglioso
momento per far sentire tutti insieme il No alla guerra, si alla pace, e una
proposta perché giustizia e politica si sostituiscano alle armi e agli
eserciti.E' urgente, doveroso e necessario cari cittadini restare uniti,
intrecciare gli sforzi e opporsi alla logica delle divisioni con un sforzo
teso all'unità e alla concretezza del risultato di Pace, facciamolo per
amore di quegli uomini, donne e bambini che con la guerra sarebbero
destinati a morire. Se riusciremo tutti insieme a fermare la guerra potremo
dire con entusiasmo di aver fatto un grande passo in avanti, di civiltà, di
cultura della pace, e di aver contribuito a costruire una società migliore,
più giusta per tutti i cittadini del mondo".