Discorso del Presidente Piero Marrazzo all'Ateneo di Cassino per la cerimonia di apertura del nuovo anno accademico

 


 

 

Illustrissimo Magnifico Rettore,
Reverendissimo Padre Abate Vescovo,
Egregi professori,
Cari studenti,
Autorità tutte,




Ogni inizio racchiude in sé speranze, promesse e proposte. Siamo qui a Cassino insieme ad inaugurare l’Anno Accademico in un Ateneo relativamente giovane, radicato però in una tradizione millenaria.

L’Università è un centro di studi e ricerche, un “pensatoio”, un laboratorio di idee – quello che in inglese si chiama “think tank” – dove si incontrano persone, si intrecciano progetti, modi di pensare, iniziative.

Alta formazione, specializzazione, innovazione hanno trovato, in questa parte della Regione, un bacino pronto ad accoglierli.

Qui la Regola benedettina dell’Abbazia di Montecassino non è lettera morta. L’operosità, il valore dell’impegno, lo studio sono rimasti gli stessi nel corso dei secoli.







Vorrei ricordare con voi una persona – il Prof. Francesco Tritto - da poco scomparsa, che ha sposato per tutta la vita questi valori, in ambito personale e professionale.
Ha insegnato Diritto Penale a molti giovani anche qui a Cassino e ha contribuito con un libro, costato anni di lavoro, al ricordo dell’On. Aldo Moro di cui era assistente universitario. La Regione sta pensando di istituire in suo nome alcune borse di studio a favore di ragazzi meritevoli.

Gli studenti vengono qui anche a cercare figure di docenti come queste. Punti di riferimento, oltre che mediatori di cultura. Arrivano dal Lazio meridionale ma anche dalle Regioni vicine, Molise, Campania e Abruzzo.

Sempre più ragazzi scelgono l’Università di Cassino per acquisire conoscenze e competenze da spendere poi sul mercato del lavoro. In pochi anni gli iscritti sono diventati 15 mila.
Trovano corsi di laurea, master, corsi di dottorato. Ma soprattutto docenti di altissimo profilo, pronti a seguirli in un percorso formativo che dura anni.

E’ un dato rilevante che accresce l’importanza e il prestigio di questo polo universitario in Regione.
Ma anche un traguardo che rende orgoglioso me, come presidente della Regione, ma soprattutto – ne sono certo - il Magnifico Rettore e i professori.
Vi ringrazio tutti per l’impegno costante, soprattutto in termini di programmazione, progettualità e apertura al contesto nazionale e internazionale.




Mi ha molto colpito la spinta all’internazionalizzazione del vostro Ateneo.
La presenza a Cassino di una comunità di studenti cinesi è la prova che state camminando nella direzione giusta.
L’Italia è all’ultimo posto per numero di studenti cinesi presenti nelle università. Soltanto progetti di scambio culturale ed economico come il vostro possono investire questa tendenza.

E’ iniziato l’anno dell’Italia in Cina, un’opportunità importante per creare ponti con un Paese e un mercato cruciali per la nostra economia.
Il Lazio deve fare ancora molta strada: per ora ci sono solo 11 insediamenti produttivi in Cina.

La Giunta che rappresento ha una politica precisa su questo tema: intendiamo creare un quadro normativo fino ad oggi mai realizzato, fornire strumenti alle imprese che investono all’estero, dare vita ad una struttura di riferimento per promuovere il sistema Lazio al di fuori dei confini nazionali.
Le università sono tasselli importanti di questo progetto, nel formare giovani preparati a gestire relazioni internazionali.


Il nostro Paese ha estremo bisogno di realtà dinamiche come l’Ateneo di Cassino per rinascere. L’ultimo “Rapporto Ocse” sul sistema educativo italiano rivela una situazione drammatica, anche per quanto riguarda il mondo dell’università.



Sono solo 10 le persone laureate ogni 100 abitanti di età compresa fra 25 e 64 anni. Troppo pochi, quasi un’élite privilegiata, soprattutto rispetto agli altri Paesi Ocse dove i laureati sono 24. C’è però un dato ancora più drammatico: siamo l’ultimo Paese per numero di giovani laureati, dopo Grecia, Ungheria e Portogallo.

E’ chiaro che un’università che cresce, anno dopo anno, e si propone come interlocutore di imprese e istituzioni è una risorsa preziosa, da coinvolgere e valorizzare.

Lo abbiamo visto quando è esploso il caso Fiat.
Un’azienda decisiva per lo sviluppo del territorio è entrata in crisi e ha trascinato in basso tutte le industrie dell’indotto – 70 imprese che lavorano per la Fiat.

La situazione continua ad essere pesante, come dimostrano la messa in cassa integrazione di una parte dei lavoratori e i recenti scioperi. Stiamo comunque lavorando per attuare, insieme, un progetto più ampio.


L’Università di Cassino è entrata nell’accordo di programma siglato con tutti i soggetti coinvolti, che prevedeva un piano complessivo di sviluppo. Le aziende dell’indotto dovranno gradatamente emanciparsi dalla Fiat, trovare un’identità imprenditoriale nuova, diversificare produzione e mercati.

La Regione non ha voluto semplicemente finanziare il rilancio dell’area – anche se ha sostenuto le aziende con 27 milioni di euro, 2 dei quali destinati nello specifico all’innovazione tecnologica dell’intero indotto.


L’idea di fondo è più articolata. Si tratta di creare sinergie e relazioni con i protagonisti di questo territorio e di applicare il “metodo della concertazione”.

Imprese, istituzioni, sindacati, Università e centri di ricerca stanno dialogando per individuare progetti concreti da sostenere, contro una logica di finanziamenti a pioggia per lo “sviluppo industriale”. Nel Lazio, sotto questa voce, sono stati spesi oltre 100 milioni di euro polverizzati in 10 mila interventi. Un autentico spreco.

La nostra strategia segue altri criteri.
Il Tavolo di lavoro, istituito dall’assessore alla Piccola e Media Impresa, De Angelis, si è già riunito per concretizzare gli obiettivi per cui è stato creato. Tutelare l’occupazione, verificare la possibilità di una conversione di alcune unità produttive, dare priorità alle buone idee.

L’obiettivo è fare sistema e agire in un’ottica di programmazione.
Questo è l’approccio che abbiamo scelto. La linea che la Giunta che rappresento sta seguendo, anche in altre emergenze.

Di fronte a una crisi industriale è importante investire per sostenere la produttività, ma anche puntare sulla formazione dei lavoratori. Sono stati destinati fondi ad un progetto ad hoc per chi è stato escluso dal circuito lavorativo. Ma non basta.





Servono ingegneri, ricercatori, tecnici, personale selezionato che vanti alta formazione e competenza. Queste figure, in grado di individuare i trend di sviluppo e crescita, nascono e crescono nelle università e nei centri di ricerca.

Il nostro è un Paese che crede poco nella ricerca e nei ricercatori.

Il rapporto Eurispes appena pubblicato ci dice, per esempio, che nel 2004 i brevetti italiani registrati sono stati solo 7.615 contro gli oltre 17 mila di Francia e Gran Bretagna e i 98 mila degli Stati Uniti.

I brevetti sono un riconoscimento alla proprietà intellettuale. “Blindano” un’idea e garantiscono chi l’ha avuta.
Se sono così pochi significa che chi ha un’intuizione, un progetto, deve chiedere agli americani, per esempio, di tutelarli.

Un altro segnale di scarsa attenzione alla ricerca è il numero – basso - di “spin-off accademici”, le imprese generate dalle università, uno degli asset cruciali per la crescita economica.

Secondo uno studio condotto dall’Università di Lecce in Italia sono solo 202. Il Lazio è tra le regioni che hanno meno spin-off, 5 in tutto, come Marche e Campania, contro i 38 della Toscana e i 37 dell’Emilia Romagna.






La difficoltà maggiore è dovuta al fatto che alcune imprese spin-off nascono piccole per rimanere piccole; altre invece, spesso le più innovative, già nella fase di start up hanno bisogno di crescere per essere competitive. Problemi come questi vanno affrontati e risolti per avvicinare davvero mondo dell’università e mondo dell’impresa.

La Regione Lazio ha sostenuto il Fondo per la Ricerca con 3 milioni di euro.
Da poco abbiamo deliberato il rifinanziamento della legge 598 (Ricerca Industriale e Sviluppo Precompetitivo) e della legge 140 (Sostegno all’Innovazione) con 23 milioni di euro, due strumenti indispensabili per l’innovazione tecnologica.

Il ritardo rispetto agli altri Paesi europei esiste, anche se nel Lazio vanno ricordati livelli di eccellenza in molti settori, anche nell’ambito universitario.

A questo proposito mi complimento con l’Università di Cassino per il Progetto “Unicas.net”, citato dal Magnifico Rettore. Come lui sono convinto che la rete di trasmissione dati a larga banda permetterà di coordinare l’attività dei poli provinciali, di fornire e scambiare informazioni con maggiore rapidità ed efficacia. Grazie a progetti come questo l’intero territorio cresce.

Anche la Regione ha in programma di investire importanti risorse finanziarie nelle infrastrutture telematiche, per ridurre il “Digital divide” che contribuisce allo squilibrio tra la Capitale e le altre province. Nuovi progetti sono già in cantiere.





Unire piuttosto che dividere. Collegare piuttosto che isolare. Distribuire sul territorio piuttosto che concentrare in un solo polo.

Sono d’accordo con il Rettore quando sostiene la politica della “delocalizzazione” dell’Università di Cassino in più centri didattici. Folcara, Terracina, Frosinone, Sora e Atina contribuiscono ad aumentare l’accessibilità degli studenti alle strutture. Questa volta è l’Università che si avvicina ai ragazzi e non viceversa.

Credo sia una scelta che va nella direzione di un allargamento del diritto allo studio.

Il Rettore ha chiesto alla Regione una risposta precisa alla carenza di strutture che favoriscono l’accoglienza degli studenti, come mense e alloggi.

La prima importante iniziativa – come ha ricordato il Prof. Vigo – è stata la convenzione stipulata a dicembre tra LAZIODISU e la società di ristorazione di Cassino. Il servizio verrà implementato ed esteso anche ai poli decentrati di Sora e Frosinone.

Per quanto riguarda gli alloggi siamo in attesa dell’approvazione da parte del Miur dei progetti che rientrano nella legge del Diritto allo Studio – la 338 del 2000. Appena avremo l’approvazione, procederemo alla realizzazione delle residenze per gli studenti.





Grazie all’assessore all’Istruzione Silvia Costa, che coordina gli assessori di altre Regioni, la 338 è stata anche rifinanziata per il periodo che va dal 2006 al 2008 con 96 milioni di euro. Questi fondi nazionali, non appena verranno distribuiti, risponderanno alle altre esigenze abitative degli studenti di Cassino e delle altre università del Lazio.

La collaborazione tra l’Università di Cassino e la Regione è davvero salda: stiamo lavorando insieme per i giovani.

Un piccolo segno può essere, per esempio, la convenzione firmata tra l'assessorato alle Risorse umane, Demanio e Patrimonio e l’Ateneo. La Regione apre le porte agli studenti di economia che chiedano stage e tirocini, prima e dopo la laurea. Vi aspettiamo numerosi.


Questo è un inizio, abbiamo detto: è partito un nuovo Anno Accademico. Un incipit pieno di speranze e progetti.

Realizziamone qualcuno insieme.

Grazie a tutti